Le incursioni che si erano intrecciate nella campagna con i mutamenti sociali avevano innescato un fenomeno di generale fermento che dopo il Mille richiamò nel Borgo di Sant'Evasio una classe di nobili medi, i cosiddetti milites secondi, che si trasferirono con il loro seguito, segnando l'inizio di un nuovo ripopolamento urbano.

Iniziò così a svilupparsi lo spazio urbano al di fuori dall'antico nucleo di abitazioni strettamente chiuse intorno alla prima chiesa.
Questo offrì agli abitanti del borgo l'occasione di recuperare le antiche strutture murarie, di cui rimanevano i resti secondo una trama circoscritta da un fossatum castri, lontana eredità romana, quando Casale apparteneva al municipio di Vardacate.

Ben presto il borgo acquisì uno stato giuridico riconosciuto come comune autonomo.

La città cresceva, l'economia si faceva fiorente attraverso il commercio, la comunità casalasca conquistava un'identità politica e nelle file dei partiti ghibellini, assecondando la politica imperiale del marchese del Monferrato, Guglielmo V, cercava con ogni mezzo l'indipendenza da Vercelli, mentre l'imperatore Federico Barbarossa prendeva sotto la sua protezione la chiesa di Casale.

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