Il senso più autentico del nostro Centenario vuole, dunque, essere duplice: da una parte ripercorrere questi novecento anni della nostra storia e dall’altra guardare in avanti, nel segno della contemporaneità e del futuro.
La memoria e la profezia.
La memoria, anzitutto, di cui ci parla il Duomo, divenuto Cattedrale nel 1474. Dentro questo edificio troviamo le pietre (i cantoni) del Medioevo accanto ai rifacimenti dell’ottocento: le sculture romaniche del nartece, i mosaici dell’antica pavimentazione, le sculture settecentesche del Bernero accanto alla splendida Madonna rinascimentale del Bambaia; gli affreschi del Bono a cavallo fra ottocento e novecento e i marmi policromi nell’aula ovale di Sant’Evasio.
Per non dire della splendida raccolta nelle sacrestie dove è documentata tutta la storia dell’arte di questi nove secoli.
Una memoria, dunque, abbondante e vorrei dire didascalicamente pedagogica, che fa del nostro Duomo un’enciclopedia di storia e arte.
Ma di più: la profezia.
Prima dell’inizio del Centenario saranno collocati nell’antico nartece tre pezzi straordinari di scultura moderna che guarda al futuro. Sono l’opera di Guido Lodigiani che ha ideato la collocazione del Battistero, del Cero Pasquale e del Crocefisso “trinitario” nell’aula che diventa così, a tutto campo, “Aula battesimale”. Al nostro Duomo mancava infatti il Battistero.
Ora c’è e ci costringe a guardare al futuro.
Perché è questa la nostra sfida: come l’antico Duomo è nel cuore della nostra città, noi vogliamo che la Chiesa (questa Chiesa che siamo noi) sia davvero “in mezzo alla città” capace cioé di stare dentro le ansie e le speranze della città dell’uomo, abitata nonostante tutti i rischi della secolarizzazione- da una Presenza: quella del Cristo Risorto, speranza del mondo .
Germano Zaccheo
Vescovo